NON LEGGETE questo post se non potete saltare in auto e andare a Montecatini Terme. Potreste rimanerci troppo male al pensiero di cosa vi state perdendo. Oggi, domani e domenica nella città termale per eccellenza della Toscana c’è un evento al debutto che per i food blogger è come la terra promessa: si parla, si studia, si disegna e si crea su un solo argomento, IL CIBO. Food & Book (www.foodandbook.it) ha un programma troppo ricco per tentare di riassumerlo, ma posso dirvi che fra gli chef ospiti che terranno show cooking e poi una cena ci sono Igles Corelli e l’emergente spagnola Alba Ruiz e che fra gli scrittori-chef credo sia assolutamente da non perdere, almeno per la simpatia, l’intervento di Andy Luotto. E poi domenica mattina c’è un mercato completamente dedicato ai cibi piccanti e per i bambini laboratori creativi di disegno e pasticci…. Insomma chi più ne ha più ne metta. Io ci vado e poi, magari, vi racconto. Ma intanto volevo dirlo anche a voi, nel caso già non lo sapeste.
Categoria: Gourmet
-
Cioccolato e lamponi o cioccolato e fragole? Io dico che…
IL GUANTO E’ STATO LANCIATO. E nemmeno in un giorno qualunque, ma nel giorno più magico dell’anno, quando le porte fra il mondo dei vivi e quello dei morti si aprono e per una notte gli spiriti dell’aldilà sono liberi di tornare sulla terra. La sera di Halloween ho preparato un dolce che, secondo me, rappresenta il massimo del connubio col cioccolato e in particolare col cacao: i lamponi. E l’ho fatto per rispondere a una mia amica che, presente al consumo post cenam del suddetto dolce, sostiene invece che il massimo di esaltazione il cioccolato la raggiunge con le fragole. A parte il fatto che, come insegna Pretty Woman, le fragole esaltano il sapore dello Champagne, io col cioccolato le apprezzo sì, ma mai quanto i lamponi. Sono così morbidi, succosi, tuffati nel fondente caldo si sciolgono in bocca e aggiungono una nota di acidità che contrasta magnificamente con la pienezza di gusto del fondente. Allora. come dicevo, la sfida è aperta: voi da che parte state? Cioccolato e fragole o cioccolato e lamponi? Intanto, beccatevi ‘sta torta.
INGREDIENTI
3 uova a temperatura ambiente
100 ml di latte tiepido
125 grammi di burro a temperatura ambiente
1 bustina di lievito per dolci
120 grammi di farina 00
70 grammi di cacao in polvere
100 grammi di zucchero bianco
1 presa di sale
1 bustina di vanillina
PER LA COULIS DI LAMPONI
300 grammi di lamponi
50 grammi di burro
1/2 limone grattugiato (la scorza)
50 grammi di zucchero di canna
LA PREPARAZIONE della torta è quella tradizionale e anche per la coulis che ho usato come farcitura non mi sono discostata dalla ricetta classica, perché il punto non era stupire con effetti speciali, che peraltro non sarei in grado di produrre, quanto affermare la superiore bontà dell’accoppiata cioccolato+lamponi rispetto a cioccolato+fragole. Comunque sia, ho mescolato il burro con lo zucchero, la vanillina e le uova (una per volta) fino a ottenere una crema poi ho aggiunto la farina e il cacao in polvere, il lievito, il sale e ho amalgamato aiutandomi col latte per mantenere il composto morbido e cremoso, quindi ho versato in una tortiera imburrata e infornato a 180 gradi per 45 minuti. Per preparare la coulis, che mi serviva abbondante e piuttosto densa, ho sciolto il burro e lo zucchero in una padella e ci ho fatto cuocere i lamponi per una decina di minuti a fuoco molto dolce, finché non si sono disfatti quindi ho spento e aggiunto la scorza del limone grattugiato mescolando delicatamente per amalgamarla. Cotta e raffreddata la torta, l’ho tagliata nel mezzo e farcita con i lamponi, poi l’ho cosparsa con lo zucchero a velo.
Un classico, ma dal gusto vincente.
E voi che dite, fragole o lamponi?
-
Salami e salumi, passione mia!
VI RICORDATE il film “Chocolat”, quando il “perfido” sindaco finisce per cedere al suo amore per la cioccolata e si addormenta nella vetrina del negozio dopo averne mangiata una quantitá industriale? Bene, io potrei farlo col banco dei salumi. Prosciutto dolce e salato, mortadella con e senza pistacchi, salame toscano, milanese, ungherese pure guatemalteco se esiste sono tutti ugualmente irresistibili. Se poi penso a finocchiona, soprassata, Lardo di colonnata, culatello di Zibello, lonzino, prosciutto di cinta senese, ‘nduia calabrese, i bastioni della mia resistenza al consumo eccessivo vacillano in modo preoccupante. Ecco perché la notizia che L’Espresso ha mandato in libreria una guida ai salumi italiani così come esistono quelle ai ristoranti, ai vini, all’olio mi ha, moderatamente, entusiasmato. Sí, lo so, l’entusiasmo moderato è una contraddizione in termini, ma alla felicitá di scoprire dove sono i migliori produttori vicino a casa mia che ancora non conosco, si é subito contrapposta la legittima preoccupazione di quante centinaia di chilometri in bicicletta e tapis roulant mi costerá questa nuova fonte di golose informazioni. 🙂
-
Il profumo della vaniglia non si puó fotografare
UN’ AMICA mi ha portato dal Madagascar un baccello di vaniglia, conosciuta per essere la piú pregiata al mondo. E non a torto. Il suo profumo è inebriante, intenso, dolce ma non stucchevole. Unico. Volevo rendere giustizia a questo portento con un dessert adeguato, magari preparando il piú strabiliante della mia carriera di cuoca pericolosa, ma poi mi sono resa conto che il miglior modo per esaltare il mio baccello era lavorare la vaniglia in una crema e trasformare la crema in un dessert. Quindi ho fatto la panna cotta e per stemperare questo trionfo di dolcezza l’ho accompagnata con una salsa di kiwi. Per questa volta, non ho usato una ricetta blasonata, ma la mia.
La sorpresa quando uso la vaniglia è sempre la stessa: i semini, che associo al colore bianco e invece sono neri come l’inchiostro. Mah! Comunque, tornando alla panna cotta, ecco come è andata.
INGREDIENTI
1 baccello di vaniglia del Madagascar
250 ml di panna fesca
1 foglio di gelatina
zucchero secondo i gusti
PER LA SALSA AL KIWI
3 kiwi maturi ma sodi
2 cucchiai rasi di zucchero di canna
Ho zuccherato la panna e l’ho messa in una pentolina dal fondo spesso facendola riscaldare a fuoco medio insiema al baccello di vaniglia, quando è diventata calda, ma senza farla bollire, ho aggiunto il foglio di gelatina che avevo precedentemente ammollato in acqua fredda e ho fatto cuocere finchè sul mestolo di legno non si formava il classico solco passandoci un cucchiaino. A quel punto ho spento, ho tolto il baccello di vaniglia e ho lasciato raffreddare cinque minuti prima di versare la panna negli stampini e, dopo un altro quarto d’ora, mettere gli stampini in frigo. Dieci minuti prima di servire, ho preparato una salsa frullando i kiwi sbucciati e tagliati a fettine insieme allo zucchero di canna e l’ho usata per nappare le porzioni di panna cotta.
Il profumo della vaniglia non si puó fotografare, ma è un vero peccato 🙂
-
Un falso allarme per la salute, una vera ipocrisia protezionistica
DEDICATO al responsabile dell’establishment britannico che ha deciso di mettere un bollino di allerta sui prodotti alimentari italiani (ma anche spagnoli e francesi) perché fanno male alla salute in quanto ipercalorici. A quando il bollino viola, nero o di qualsiasi altro colore su whiskey scozzese e birra locale per segnalare ai sudditi di sua maestá che gli alcolici prodotti in zona fanno MOLTO MALE alla dieta visto che anche l’alcol è pieno di calorie? E magari ricordare che creano dipendenze spesso dai risvolti tragici? Infine, non mi pare che qualcuno abbia mai avuto bisogno di frequentare le sedute dei PARMIGIANISTI ANONIMI per poter sopravvivere alla voglia di mangiare Parmigiano, né abbia ucciso guidando l’auto in stato di “untezza” per l’eccessivo consumo di olio extravergine di oliva. I miei ricordi di teorie economiche probabilmente sono appannati, ma i teorici del libero mercato non erano nati in Gran Bretagna?


