una cuoca pericolosa

Cibo e idee per tempi da lupi (e non solo)


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Un “pasticcio” di pesce e patate

ECCO la soluzione per noi reduci dalle orge caloriche delle feste. Un piccolo tassello in più per far definitivamente capitolare fegato affaticato e stomaco sfinito. E, per chi ne ha, utilizzare gli avanzi. Nel mio caso di pesce. Un pesce semplice e senza pretese come il merluzzo, ma alla fine versatile, capace di adattarsi anche al ruolo poco nobile, sebbene assai efficace, di farcia in un tortino.

Il fatto è che il suddetto merluzzo era avanzato dentro il suo delizioso e profumato fondo di cottura con patate e miso bianco dalla cena del 27, occasione nella quale avevo optato per un secondo di pesce non impegnativo e salva coscienza (non la mia, è ovvio!) post Natale e Santo Stefano. Un piatto saporito e tutto sommato non impegnativo. Ma i pasti dei giorni precedenti hanno chiesto il loro “pedaggio” e quindi il pesce con le patate non è stato consumato in toto appena pronto, come richiederebbe. Che fare con gli avanzi? Scaldarli il giorno dopo? Orrore. Farne polpette? Al solo pensiero di friggere qualcosa mi sono venute le palpitazioni.

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E allora, forno! Così ho preparato questo “pasticcio” riducendo in una crema un po’ grossolana i filetti di merluzzo e le patate e li ho amalgamati usando il fondo di cottura e un’abbondante cucchiaiata di farina di tapioca, un’idea di sale, pepe macinato fresco e, alla fine, 4 uova sbattute con un bicchiere di latte intero. Ho mescolato il tutto  fino a ottenere una crema densa ma non soda che ho versato in uno stampo con cerniera poi infornato a 180 gradi per venti minuti (o finché la superficie non si è asciugata ben bene).

Ho lasciato raffreddare fuori dal forno e servito con pane tostato e pisellini.

Bon appetit!

p.s. Ho iniziato il buon proposito per il 2019, meno imballaggi diretti alla mia dispensa, e sta funzionando!


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Propositi per il 2019

ALLA FINE dell’anno in senso stretto mancano ancora una decina di giorni, ma i buoni propositi così come i bilanci non si fanno sempre all’ultimissimo (o al primissimo) minuto. Anzi. Spesso sono quel retropensiero che ci accompagna per tutto dicembre e anche prima.

I miei buoni propositi per il 2019 sono… uno solo. Abbattere il consumo di plastica.

A cominciare da quella degli imballaggi al supermercato per frutta e verdura.

A volte le odiose vaschette le prendo per fare prima, ma è un “risparmio” di tempo a spese dell’ambiente e quindi voglio dare il mio contributo tagliando l’uso della plastica dove posso.

E’ il mio unico proposito per il 2019.

Magari ci riesco.

E voi, che propositi avete?


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C’è poco da ridere…

INUTILE negare che sono tempi per cui varrebbe la pena citare un adagio datato ma attualissimo: mala tempora currunt sed peiora parantur. Allora, visto che il mio motto è “quando i lupi sono alla porta è il momento di mettere in tavola il cibo migliore”, eccomi qua a sfoderare un risotto insolito nella composizione, quasi barocco nel gusto e perfetto per la stagione della zucca.

Ho comprato una scorta di riso rosso biologico e “selvaggio”, così almeno lo definisce l’etichetta, che ci mette una cifra a cuocere, ma ha un sapore deciso anche da solo. Immaginatevi cosa diventa preparato con la zucca gialla, un robusto brodo vegetale, il miso bianco e… le acciughe. Troppo stravagante? E’ il momento di osare, di invertire la rotta, guardare a soluzioni nuove perché l’orizzonte è cupo e le schiarite col sole e il tempo bello non sembrano alle viste.

Se guardassi “Il trono di spade”, scriverei WINTER IS COMING.

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Tornando al risotto, anche se c’è davvero poco da ridere, prepararlo è semplice, basta la pazienza di far cuocere il riso rosso. Lavate il riso tenendolo in acqua per una decina di minuti, sciacquatelo e lasciatelo nel colino ad asciugare. Nella casseruola da risotto fate imbiondire lo scalogno con un pio di cucchiai di olio evo, aggiungete le acciughe e fatele sciogliere, quindi la zucca gialla tagliata a cubetti e infine il riso. Fate andare a fuoco allegro per tre minuti quindi cominciate ad aggiungere il brodo vegetale. A cottura quasi ultimata, aggiungete due cucchiaini di miso bianco e quando siete alla mantecatura usate delle fette sottili di formaggio tipo Emmental oltre al burro chiarificato. Se volete esagerare, spolverate con Parmigiano poco stagionato. Servite caldo, ma non bollente.

Potete accompagnare con vino o birra scura.


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Di partite di calcio, canzoni e spaghetti

CARTESIO MI perdonerà, ma oggi mi sento di citarlo a modo mio, dopo una serie di whatsapp particolarmente ispiratori e scatenatisi appena sveglia, quando ho la mente ancora abbastanza libera e in grado di andare oltre le necessità immediate in termini di ragionamento che mi inseguono durante la giornata.

Dunque, Cartesio, vorrei dirti che il tuo cogito ergo sum va bene, ma per me vale anche, magari non in modo così assoluto e universale, sono italiana, latina e mediterranea, ergo, calcio.

Non nel senso che tiro calci, ma nel senso che il calcio in quanto gioco di pallone fra due gruppi (o anche due singoli) che si contendono una palla al fine di buttarla in rete fa parte del mio vissuto e del mio vivere.  Anche se, come nel mio caso, una partita di pallone non l’ho mai giocata,  non frequento gli stadi e non ho l’abbonamento a nessun canale digitale che trasmette campionato, Champions e via elencando. Anzi, per essere sincera, a volte ho anche un moto di stizza per tutto quello che il calcio mediaticamente dominante fa e provoca nel nostro come nella maggior parte dei Paesi europei.  Ma tornando a stamattina, ribadisco la mia appartenenza a “sono latina, ergo calcio”, per i sentimenti potenti che aver assistito a partite di calcio, sentito ragionare di calcio, discusso (nel mio caso assai modestamente) di calcio e letto libri di calcio ha fatto per me.

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La prima volta che ho letteralmente pianto leggendo un articolo di giornale (per essere precisi un articolo de La Stampa) è stato per il funerale dell’allora patron della Sampdoria Paolo Mantovani. Al punto in cui il cronista di cui colpevolmente non ricordo il nome arrivò a descrivere l’effetto della banda di New Orleans espressamente fatta arrivare dagli Usa per suonare “What a friend I have in Jesus”, io avevo già aperto  le cateratte. E ci tengo a precisare che non ho mai tifato Sampdoria.

Quando sento di un certo labaro che garrisce al vento, normalmente mi viene la pelle d’oca e la “Leva calcistica del ‘69” è e rimane una delle mie canzoni preferite. Se c’è qualcuno che non si emoziona quando vede la scena della partita di calcio nel film Oscar  “Mediterraneo”, probabilmente questo succede perché o è morto o è comatoso e quelli che ridono durante la partita di “Tre uomini e una gamba” dovrebbero rivedere “Marrakech Express” (il primo Salvatores era fissato  col calcio!) ed essere d’accordo con me: i migliori comici hanno un fondo bruno di malinconia che sa renderli strepitosi.

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Ma tornando a stamattina, non posso che ribadire il mio pensiero. Il gioco del calcio ci può rendere tutti migliori e più felici finché rimane un gioco che arriva a tutti, che diffonde il suo potere buono anche a chi di calcio non ne capisce niente. Se passa questo confine, diventa un business dalle implicazioni spesso fuori controllo.

Il gioco del calcio buono è come gli spaghetti al pomodoro. Sono universali, piacciono in media, e forse anche più che in media, a tutti e sono quel tipo di pasta che per essere evocativa e non banale deve, nella sua semplicità, essere cucinata con amore e dedizione, ma anche con allegria. E sempre per convivialità. Per stare bene insieme. Una triste spaghettata di mezzanotte proprio non si può fare. Non si può nemmeno sentir dire. Come il calcio che non è più un gioco, ma solo un arido business.


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Chi mi aiuta col compleanno?

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QUESTO è l’appello di una mamma parecchio ma parecchio in confusione su cosa mangiano i bambini e le bambine di sei anni alle feste di compleanno. La “nostra” si sta avvicinando e sono in netta crisi. Volendo evitare le merendine, patatine e tortine che i nostri adorabili e adorati piccini sembrano amare più di tutto, cosa si può preparare di non troppo complicato, ma di sicuro successo?

OGNI SUGGERIMENTO E’ IL BENVENUTO  🙂

Mi restano solo dieci giorni di tempo….