una cuoca pericolosa

Cibo e idee per tempi da lupi (e non solo)


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Un “Green brunch” per Leonardo

IL 2 MAGGIO prossimo ricorre il V centenario dalla morte di Leonardo Da Vinci e il paese che gli ha dato i natali è in fermento per questa ricorrenza già da almeno un anno. Ma non è certo il solo, visto che nel segno, e nel solco, della notorietà planetaria dell’autore della Monna Lisa si sono mossi o si stanno muovendo un po’ tutti. Persino Bill Gates ha deciso di essere della partita (magari per spirito di ‘fratellanza geniale’)  e ha prestato agli Uffizi il codice Leicester .

757e4e2d-dceb-4763-b86a-47f74d2401c2Chi, invece, dove Leonardo é nato e ha vissuto fino all’adolescenza, ha la fortuna o il privilegio di esserci da sempre, giustamente si adopera per rendere omaggio a questo genio insuperato.

Fra le moltissime iniziative, gli eventi, gli incontri, le mostre e ancora non so cosa, organizzati appunto per il cinquecentenario dalla morte,  a oggi mi piace ricordare cosa è stato  organizzato a Villa Dianella, storica dimora situata sulle colline di Vinci, dallo staff guidato dalla proprietaria di Villa Dianella, Veronica Billeri Passerin d’Entreves. Si tratta di un laboratorio dedicato alla famosa vigna di Leonardo a Milano, quella che il Genio ricevette da Ludovico il Moro in dono mentre dipingeva “L’ultima cena” nel Cenacolo di Santa Maria delle Grazie.

Domani a Villa Dianella, in occasione del primo dei  “Green Brunch” 2019, è stato programmato un incontro pomeridiano a cura di Alfredo Tocchini e Barbara Gini dedicato a illustrare come le gemme prelevate dalla vigna di Leonardo da Vinci a Milano lo scorso 16 gennaio saranno innestate per permetterne la piantumazione il 2 maggio nell’orto ornamentale di Villa Dianella.

Il Green Brunch é una tradizione di Villa Dianella, che una domenica per ogni stagione prepara, appunto, un brunch a base di prodotti toscani del periodo di raccolta e li offre nelle versioni più deliziosamente gourmet che vi possano venire in mente. Domani l’appuntamnto é alle 12 ed è dedicato al cavolo, accompagnato dall’ olio Dianella e gourmandise  a base di verdure e altri ingredienti  toscani.

Informazioni allo 0571/508166 oppure  info@villadianella.it

 


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Se la torta fa “squish”

NON ho ancora capito se, quando ha coniato il nome “squish” per la mia ultima incursione nel mondo della pasticceria, mia figlia pensava a “squisito” o, più probabilmente, a scivoloso.

Premetto: il sapore della torta con crema di ricotta al cioccolato era buonissimo.

Era la consistenza dopo la cottura che non funzionava granché .

Al mio palese disappunto, la creatura mi ha fornito una delle sue perle di disarmante saggezza: “Mamma la torta che hai fatto é buona. Stai tranquilla. E’ una torta squish”

Vigliaccamente, ho preferito non approfondire cosa intendesse esattamente con “squish”, però aveva ragione a dire che era buona. Solo un po’ instabile nel reparto consistenza.

Comunque l’errore secondo me stava tutto nell’abbondanza. Ho messo troppo ripieno di crema di ricotta al cioccolato e non si è cotto al punto da rassodare bene.

Per la preparazione ho usato un disco di pasta sfoglia di quelli giá pronti, chi sostiene che le mamme-lavoratrici hanno poco tempo per fare i dolci ha ragione, che ho messo in una tortiera imburrata per poi bucherellarne il fondo. Quindi ho fatto la crema pasticcera usando solo tre uova, ho unito la crema alla ricotta (ne ho fatta troppa, ma era deliziosa, con una ricotta fresca che si scioglieva in bocca) e il cioccolato fondente in scaglie. Ho versato il composto nello stampo e poi in forno a 180 gradi per una trentina di minuti.

Quando la sfoglia era cotta e il sopra della crema bello sodo, ho spento e sfornato, ma il dentro era rimasto, ahimè, molto più ‘molle’.

Come dire, “squish”…

Come è finita? Che l’abbiamo finita in un pomeriggio 🙂


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Un “pasticcio” di pesce e patate

ECCO la soluzione per noi reduci dalle orge caloriche delle feste. Un piccolo tassello in più per far definitivamente capitolare fegato affaticato e stomaco sfinito. E, per chi ne ha, utilizzare gli avanzi. Nel mio caso di pesce. Un pesce semplice e senza pretese come il merluzzo, ma alla fine versatile, capace di adattarsi anche al ruolo poco nobile, sebbene assai efficace, di farcia in un tortino.

Il fatto è che il suddetto merluzzo era avanzato dentro il suo delizioso e profumato fondo di cottura con patate e miso bianco dalla cena del 27, occasione nella quale avevo optato per un secondo di pesce non impegnativo e salva coscienza (non la mia, è ovvio!) post Natale e Santo Stefano. Un piatto saporito e tutto sommato non impegnativo. Ma i pasti dei giorni precedenti hanno chiesto il loro “pedaggio” e quindi il pesce con le patate non è stato consumato in toto appena pronto, come richiederebbe. Che fare con gli avanzi? Scaldarli il giorno dopo? Orrore. Farne polpette? Al solo pensiero di friggere qualcosa mi sono venute le palpitazioni.

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E allora, forno! Così ho preparato questo “pasticcio” riducendo in una crema un po’ grossolana i filetti di merluzzo e le patate e li ho amalgamati usando il fondo di cottura e un’abbondante cucchiaiata di farina di tapioca, un’idea di sale, pepe macinato fresco e, alla fine, 4 uova sbattute con un bicchiere di latte intero. Ho mescolato il tutto  fino a ottenere una crema densa ma non soda che ho versato in uno stampo con cerniera poi infornato a 180 gradi per venti minuti (o finché la superficie non si è asciugata ben bene).

Ho lasciato raffreddare fuori dal forno e servito con pane tostato e pisellini.

Bon appetit!

p.s. Ho iniziato il buon proposito per il 2019, meno imballaggi diretti alla mia dispensa, e sta funzionando!


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Propositi per il 2019

ALLA FINE dell’anno in senso stretto mancano ancora una decina di giorni, ma i buoni propositi così come i bilanci non si fanno sempre all’ultimissimo (o al primissimo) minuto. Anzi. Spesso sono quel retropensiero che ci accompagna per tutto dicembre e anche prima.

I miei buoni propositi per il 2019 sono… uno solo. Abbattere il consumo di plastica.

A cominciare da quella degli imballaggi al supermercato per frutta e verdura.

A volte le odiose vaschette le prendo per fare prima, ma è un “risparmio” di tempo a spese dell’ambiente e quindi voglio dare il mio contributo tagliando l’uso della plastica dove posso.

E’ il mio unico proposito per il 2019.

Magari ci riesco.

E voi, che propositi avete?


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C’è poco da ridere…

INUTILE negare che sono tempi per cui varrebbe la pena citare un adagio datato ma attualissimo: mala tempora currunt sed peiora parantur. Allora, visto che il mio motto è “quando i lupi sono alla porta è il momento di mettere in tavola il cibo migliore”, eccomi qua a sfoderare un risotto insolito nella composizione, quasi barocco nel gusto e perfetto per la stagione della zucca.

Ho comprato una scorta di riso rosso biologico e “selvaggio”, così almeno lo definisce l’etichetta, che ci mette una cifra a cuocere, ma ha un sapore deciso anche da solo. Immaginatevi cosa diventa preparato con la zucca gialla, un robusto brodo vegetale, il miso bianco e… le acciughe. Troppo stravagante? E’ il momento di osare, di invertire la rotta, guardare a soluzioni nuove perché l’orizzonte è cupo e le schiarite col sole e il tempo bello non sembrano alle viste.

Se guardassi “Il trono di spade”, scriverei WINTER IS COMING.

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Tornando al risotto, anche se c’è davvero poco da ridere, prepararlo è semplice, basta la pazienza di far cuocere il riso rosso. Lavate il riso tenendolo in acqua per una decina di minuti, sciacquatelo e lasciatelo nel colino ad asciugare. Nella casseruola da risotto fate imbiondire lo scalogno con un pio di cucchiai di olio evo, aggiungete le acciughe e fatele sciogliere, quindi la zucca gialla tagliata a cubetti e infine il riso. Fate andare a fuoco allegro per tre minuti quindi cominciate ad aggiungere il brodo vegetale. A cottura quasi ultimata, aggiungete due cucchiaini di miso bianco e quando siete alla mantecatura usate delle fette sottili di formaggio tipo Emmental oltre al burro chiarificato. Se volete esagerare, spolverate con Parmigiano poco stagionato. Servite caldo, ma non bollente.

Potete accompagnare con vino o birra scura.