una cuoca pericolosa

Cibo e idee per tempi da lupi (e non solo)


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Gnocchi alle alghe con polvere di rosa

LO SO sembra un connubio strano, però sperimentare è la cosa più divertente per me che resterò per sempre una cuoca dilettante e quindi perché rinunciare? Infatti non ho rinunciato e ho osato. Il risultato mi è piaciuto e tutto sommato è piaciuto anche alle mie cavie. Almeno a quella grande, perché la cavia piccola ha rifiutato le alghe – “non mi piacciono!” – e mangiato gli gnocchi beatamente assorta nell’operazione di dividerli dai “rametti verdi”. Le alghe mi piacciono molto e la polvere di rosa canina ha un gusto acidulo che fa da sponda al salmastro e si accompagna in modo ardito ma gradevole con la dolcezza degli gnocchi. Ho accostato anche qualche scaglia di parmigiano poco stagionato, con un sapore ancora morbido, fresco. Solleticante. Ammetto che si tratta di un insieme ardito, ma ne valeva la pena🙂

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INGREDIENTI
250 grammi di gnocchi di patate cotti al vapore
Olio evo q.b.
1 cucchiaio di polvere di rosa canina
50 grammi di alghe pulite e cotte
20 grammi di Parmigiano fresco
Sale q.b.

LAVATE accuratamente le alghe e fatele cuocere a vapore finché  sono tenere, ma non molli. Raffreddatele nell’acqua ghiaccia e poi scolatele e sfilate la parte dura, mettetele in una terrina e conditele con olio evo. Cuocete gli gnocchi e conditeli con olio evo quindi impiattate aggiungendo le alghe. Spolverate con la rosa canina e qualche scaglia di Parmigiano.
Accompagnate con una birra chiara non pastorizzata.


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Penne al farro con sugo di peperoni, sale dolce e curry

LA PASTA integrale è buona e lo era anche prima che una famosa marca si affidasse alla faccia perbene di Pierfrancesco Favino (ne ha anche una molto oscura che usa per interpretare “i cattivi”, ruolo che finora gli è riuscito benissimo) per pubblicizzarla. Quella con il farro e le fave, però, non l’avevo ancora provata e quindi non me la sono lasciata scappare. Il gusto è molto più intenso rispetto all’integrale comune e si sposa bene con sughi dal sapore altrettanto forte. Un condimento leggero scompare completamente, quindi, nell’incertezza, meglio un semplice aglio e olio piuttosto che un sughetto leggero. Io ho optato per una preparazione semplice dal cuore robusto, che non ha ceduto al sapore dell’integrale, anche se il commento del mio assaggiatore di fiducia è stato appena appena scoraggiante: “questo sugo messo su una pasta non integrale sarebbe stato il massimo”. Con i familiari ci vuole molta pazienza….

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INGREDIENTI
250 grammi di pasta al farro e fave
1 peperone rosso
2 cipolle di Tropea
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di curry dolce
1/2 cucchiaino di sale dolce di Cervia
80 grammi di tonno (sgocciolato!)
Olio e sale q.b.
1 noce di burro
1/2 mestolo di brodo vegetale

MENTRE fate bollire l’acqua per la pasta, affettate le cipolle a rondelle piuttosto sottili e tagliate l’aglio a pezzeti non troppo piccoli  così chi non lo ama può toglierli e metteteli in una padella con olio e burro e fateli imbiondire. Aggiungete il peperone anche questo tagliato a pezzettini e unitelo ad aglio e cipolle, cuocete per una decina di minuti facendo attenzione che non si attacchi niente quindi a fuoco moderato, aggiungete il brodo vegetale e coprite, lasciando sul fuoco finché i peperoni non saranno morbidi. A questo punto aggiungete il tonno, il sale di Cervia e il curry, mescolate con cura e proseguite la cottura per un paio di minuti poi spegnete e lasciate riposare.
Appena l’acqua bolle, cuocete la pasta e scolatela non troppo al dente, riaccendete il fuoco sotto la padella, versate le penne e saltatetele per qualche minuto, spolverate con un pizzico ancora di curry e servite subito.


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Venite una sera a Perlamora con me

imageIn cucina  con una cuoca pericolosa”, Francesca Cavini a Figline Valdarno l’8 luglio 2016

“Un diario gastronomico ironico e appassionato con un invito alla sperimentazione e a quel sano rischio che, proprio come nella vita, costituisce la premessa indispensabile per le migliori imprese. Tutto questo è “In cucina con una cuoca pericolosa” (primamedia editore) il primo libro della giornalista e foodblogger Francesca Cavini, che sarà presentato venerdì 8 luglio alle ore 20 a Figline Valdarno (FI), nei locali dell’Azienda Agricola Perlamora (via Golfonaia 29, Pavelli). Sarà presente l’autrice”.

Con molti di voi non ci conosciamo, sarebbe bello  farlo domani🙂


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Il fast food in piazza Duomo a Firenze e il pesce di montagna

LA MIA IGNORANZA in fatto di tradizioni alimentari è pari soltanto al mio desiderio di scoprirle. Come per molti appassionati di enogastronomia, per me visitare un luogo diverso da “casa” significa scoprire cosa mangiano e come cucinano le persone che, in quel posto, ci abitano da sempre. Ho visto ristoranti cinesi a Parma e rivendite di kebab in Trentino: non sono xenofoba, ma rifiuto l’idea di considerarlo un cibo locale. E per quanto riguarda il Mac Donald’s in piazza Duomo a Firenze, giusto per rimanere in tema di cibi “stranieri”, a chi dice che ci sono già fast food in tutte le grandi piazze italiane da Milano a Palermo rispondo: benissimo, togliamoli ovunque. Togliamo anche i panini di gomma e le piadine di plastica da tutte le piazze d’Italia, liberiamo i centri storici dai cibi che non ci raccontano, non ci rappresentano e non ci nutrono, ma ci fanno solo ingrassare a dismisura. Viva il lampredotto! E la schiacciata vuota, il prosciutto crudo affettato sul momento, la mortadella tagliata e messa nel pane fresco. Pane vero, non “mollicone”. L’agroalimentare è la nostra bandiera? Allora teniamola alta. E qui mi fermo, perché lascio il problema agli amministratori con poca, o molta, consapevolezza di cosa si deve fare per tutelare un doppio, inestimabile patrimonio: l’arte e il cibo italiani.

Tornando alle tradizioni alimentari, la mia scoperta più recente riguarda il pesce di montagna. Meglio, il pesce locale come si cucina in montagna, in questo caso sulle Alpi Orientali. Trote e salmerini marinati fino a poco tempo fa erano sconosciuti al mio palato, ma una vacanza in Trentino a frequentazione intensa ha almeno in parte cancellato questa lacuna. La trota e il salmerino marinati per me sono stati la perfetta rappresentazione di quello che non ti aspetti – il pesce di montagna marinato – e ti sorprende in modo positivo. La novità che si manifesta in armonia con l’ambiente che la accoglie. Questi pesci che appartengono alla cucina locale si trovano anche nei negozi gourmet o nei supermercati preparati secondo metodi tecnologicamente avanzati, ma tradizionali nell’accezione e con materie prime semplici e di grande qualità, spesso prodotte in loco visto che conservare il cibo al meglio è sempre stato un imperativo nelle zone montane. Un’esperienza moderna inserita in un passato longevo che ha dato risultati eccellenti. Cosa c’entrano i pesci marinati col fast food più famoso al mondo in piazza Duomo a Firenze? C’entra, c’entra… I fast food sono un metodo alimentare recente, pensato per un contesto rapido e standardizzato: sono uguali ma proprio uguali da Pechino ad Anchorage, non hanno niente che li leghi al posto dove si trovano, stanno bene alla stazione dei treni, degli autobus, al centro commerciale, in un drive-in, nelle soste in autostrada. Non hanno alcuna possibilità di dialogo con la cupola del Brunelleschi. Sono un’esperienza moderna e basta. Così come sono realizzati, con plastica, plastica, plastica e uniformi non possono inserirsi nelle nostre tradizioni alimentari. Sono creature frenetiche che diffondono lo stesso odore (definirlo profumo sarebbe pretenzioso) in ogni stagione e in ogni luogo. Il passo di piazza Duomo a Firenze o piazza del Campo a Siena o piazza San Pietro a Roma è lento, monumentale e unico. Preserviamo questa unicità, anche a partire dai ristoranti che ci mettiamo.

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LA RICETTA – La preparazione del salmerino o della trota marinati come li fanno in Trentino è più lunga che complicata. I pesci vanno prima puliti, spellati e deliscati poi vanno messi a marinare in aceto bianco del Trentino, vino bianco possibilmente delle Dolomiti, sale dolce, zucchero di canna, olio evo e pepe rosa. A marinatura conclusa, si ottengono dei filetti dal sapore leggero e persistente, squisiti e versatili perché sono buonissimi anche da soli, ma si sposano con una serie di contorni che spazia dai tuberi ai legumi, alla frutta fresca e secca. Il mio salmerino l’ho preparato con pesca noce a fettine, coriandolo,  kiwi Gold e polvere di rosa canina. Ho aggiunto anche una salsa di sciroppo di agave e curry dolce, ma solo per i palati più avventurosi. Strepitoso.  :)

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