Categoria: Gourmet

  • Bocconcini di pollo con la salsa di Mrs. Knott

    L’amica Silva è sempre brava e propone cibi e accostamenti uno più sfizioso dell’altro. Sulla cucina americana, poi, non potrebbe trovarmi più in sintonia di così… Quindi fra le molte sue proposte ho scelto questa perché mi è andata dritta al cuore (anche allo stomaco, per la verità) e ho pensato di riproporla .

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    La Knott’s Berry Farm è una della mille attrazioni della California, uno dei Parchi fra i più frequentati il cui tema è il Far West.
    È situata a Buena Park, nella Orange County. Tanto per intenderci: a pochi minuti da Disneyland.
    Ci siamo andati due volte, a distanza di parecchi anni. Ci siamo fatti contagiare dalla febbre dell’oro e trovato una piccola pepita setacciando la sabbia sulla riva di un ruscello in uno speciale angolo del Parco sorvegliato da un vecchio cercatore e dal suo mulo, siamo saliti su un’autentica diligenza del 1800 e su un trenino minerario a scartamento ridotto, incontrato i Peanuts in carne ed ossa e assaggiato le specialità della signora Cordelia Knott, che con il marito Walter ha cominciato la sua attività nel 1920, vendendo su una bancarella lungo la strada di fronte alla loro fattoria, conserve, marmellate e gelatine fatte in casa.
    Successivamente hanno aperto…

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  • Aspettando Vissani, cipolle caramellate con curry

    ANCORA NON sono riuscita a sapere come sarà la ricetta che Gianfranco Vissani ha annunciato realizzerà con le cipolle di Certaldo e presenterà nel suo programma televisivo su Rai1, quindi, nell’attesa ho deciso di farne una io, di mia invenzione, o meglio, rivisitando un classico della cucina con una piccola correzione. Come al solito, ho optato per qualcosa di vagamente insolito, dal gusto particolare, comunque non per tutti, visto che ho aggiunto un po’ di curry dolce alle cipolle caramellate. Devo dire che sono abbastanza contenta del risultato, perché il gusto è esotico senza essere eccessivo e rende, forse, ancora più versatile un piatto di accompagnamento che può essere unito a carni, pesci e formaggi senza passare il limite dell’accostamento spericolato.  Come (quasi) sempre, la mia foto non rende giustizia né alla vera vivacità cromatica delle cipolle caramellate né al sapore, ma che posso farci? Mi consolo pensando che in fondo io faccio un altro mestiere…

    INGREDIENTI

    300 grammi di cipolle di Certaldo (se non le trovate, vanno bene anche quelle di Tropea)

    1 cucchiaio di zucchero

    Olio evo q.b.

    1 cucchiaino di curry dolce

    peperoncini (piccoli) per guarnire

    sale q.b.

    IMG_2158L’UNICO RISCHIO  nella preparazione delle cipolle caramellate con curry dolce sta nello spessore con cui si tagliano: se sono troppo sottili si disfano nella padella! Comunque, dopo averle affettate con cura, le ho fatte cuocere a fuoco medio nell’olio,  ho aggiunto un pizzico di sale e quando erano quasi pronte il cucchiaino di curry dolce. Sul finale, ho fatto caramellare con lo zucchero e poi ho spento, lasciando intiepidire prima di guarnire con i peperoncini e portare in tavola. Il peperoncino l’ho scelto perché mi piaceva il colore e il contrasto fra il giallo “laccato” delle cipolle e il rosso del peperone, ma se preferite altri accostamenti cromatici, potete sbizzarrirvi 🙂

    Accostamenti? Io le ho servite insieme a una squisita sogliola al vapore, ma sono buone anche con formaggi semistagionati o col pollo fatto in qualsiasi modo. Compreso quello al curry!

  • La cipolla di Certaldo ha un nuovo fan

    PROBABILMENTE dire che sono un’amante delle cipolle non è chic, ma che posso farci? Mi piacciono. Ecco perché la notizia che Gianfranco Vissani si è “innamorato” della cipolla di Certaldo tanto da volerla inserire in un paniere di eccellenze agroalimentari da utilizzare in mirabolanti creazioni all’Expò di Milano mi ha rallegrato, ma scoprire che sta preparando una ricetta speciale proprio con le cipolle certaldesi mi ha resa felice.  Sì, è vero, a me a volte basta poco per essere felice. A volte.

    Tornando all’istrionico Vissani, nei giorni scorsi era in Valdelsa per realizzare una puntata del suo programma televisivo L’altro Vissani – Ricette di famiglia dedicata alla cinta senese e si è spostato fino a Certaldo per prendere accordi con il Consorzio dei produttori agricoli locali e visitare lo splendido borgo alto. Lo chef era già stato nel paese di Boccaccio qualche anno fa e aveva avuto modo di gustare la squisita cipolla che da sempre si coltiva nelle sue campagne. Ne era rimasto molto colpito, al punto che, a distanza di tanto tempo, se ne è ricordato ed è voluto tornare nella perla della Valdelsa Fiorentina per accordarsi per una fornitura speciale da utilizzare nella sua cucina. Sono molto curiosa di vedere cosa realizzerà Gianfranco il magnifico con questo ortaggio che, oltre a essere così amato in zona da figurare nello stemma di Certaldo, è più dolce e corposo della cipolla di Tropea e dà risultati notevoli in cucina sia da crudo sia da cotto. Peccato che durante la sua visita nel borgo alto certaldese, Vissani non abbia detto in quale puntata del suo programma mostrerà al pubblico di Rai Uno cosa si può fare con la cipolla certaldese: se non trovo un informatore, per saperlo dovrò sorbirmi non so quante puntate de “La vita in diretta”, che ospita lo show cooking di Vissani, e che davvero non è fra i miei programmi preferiti!

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  • Zuppa di miso a modo mio

    CONTINUA LA MIA fascinazione per le alghe alimentari e visto che quella di miso è uno delle mie zuppe preferite, ho provato a cimentarmi in questo classico della cucina giapponese dove si usa anche l’alga kombu. Il risultato non giudicatelo dalla foto, perché non rende giustizia né al mio “operato” né al piatto in sé, che è pieno di sapore, ma leggero. Un gusto delicato e intenso allo stesso tempo, ideale per tutti i palati, non solo per vegetariani e vegani, anche perché i giapponesi lo consumano da secoli e certo non seguono tutti una dieta “meat free”. Ci sono molte versioni di questo piatto tipico e io ne ho elaborata una estremamente semplice e personale, dove non metto altro che alga kombu, appunto, e pezzetti di tofu oltre al miso, ma uso un buon brodo di pesce come base. Non è obbligatorio, ma a me piace di più rispetto all’uso del dashi, il brodo di base della cucina giapponese fatto con pezzetti di pesce essiccato. Tornando alla zuppa di miso, mi va di aggiungere che anche se si va verso la stagione calda e qualcuno può inorridire al pensiero di un brodo a pranzo o a cena, è buona pure in estate. E’ leggera e gustosa, nutriente senza essere pesante, “invernale” o fuori stagione. Insomma, da provare. Magari anche solo per dire “Mai più e mai poi”.

    INGREDIENTI

    1 foglio di alga kombu

    750 ml di brodo di pesce

    50-100 grammi di tofu fresco

    miso rosso, secondo preferenza

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    SU COME PREPARARE il brodo di pesce la scelta è assolutamente libera, io aggiungo sempre un paio di cicale di mare quando le trovo perché, secondo me, fanno la differenza. Una volta fatto e filtrato il brodo di pesce, l’ho rimesso sul fuoco e ho aggiunto il tofu tagliato a dadini facendolo scaldare piano piano (se si scalda troppo in fretta brucia senza cuocere) quindi ho messo l’alga e l’ho lasciata ammorbidire. Infine, a cottura ultimata, ho stemperato una cucchiaiata abbondante di miso rosso in un po’ di brodo caldo e l’ho aggiunta alla zuppa. L’aspetto lo so, non è invitante, ma il sapore è proprio l’opposto! Volendo, si possono aggiungere carote e cipollotti tipo il daikon tritati finemente e saltati in poco olio di arachidi alla zuppa di miso, per darle maggiore consistenza e farne un piatto più ricco e completo. Un accorgimento: il miso è piuttosto salato, quindi bisogna avere la mano molto leggera nel preparare il brodo di pesce. O evitare del tutto di salarlo.

  • Al mercato di San Lorenzo non prendete l’ascensore

    LO CONFESSO, dopo aver letto i bellissimi articoli di amici e colleghi, Giuseppe Calabrese su tutti, dedicati al rinnovato primo piano del Mercato centrale di San Lorenzo a Firenze e aver visto decine di fotografie sulla struttura che oggi accoglie una scuola di cucina, venti negozi selezionati di eccellenze agroalimentari made in Toscana, un ristorante e via meravigliando, morivo dalla voglia di ammirare, e gustare, di persona tutto quanto. Così qualche giorno fa, approfittando di un giorno di ferie e della splendida giornata di sole, ho preso la mia piccolina, l’ho messa nel passeggino e sono andata al mercato centrale a San Lorenzo. Destinazione: il nuovo primo piano. Dopo un giro a terreno – uno spazio che conosco benissimo, ma i colori e i profumi del mercato per me sono irresistibili – mi sono messa a cercare il modo per raggiungere l’oggetto dei miei desideri. Scale e scale mobili sono al centro della struttura e sono facilissime da trovare. Ma col passeggino sono impraticabili, anche perché, ovviamente, non c’è un posto dove lasciarlo per proseguire con la pargola (oltre dieci chili!) in braccio. Cerca cerca, ho trovato un ascensore vicino all’ingresso principale, ho pigiato il pulsante salita e… non è successo nulla. Quando ha visto che pigiavo per la terza volta, un giovane commerciante dall’accento straniero e dallo sguardo compassionevole mi ha detto: “Le porte non si aprono perché l’ascensore non funziona. Da tanto. Ce n’è un altro dalla parte opposta, in fondo al corridoio centrale, sulla destra”. Ho ringraziato e seguito le indicazioni. L’ascensore era preciso preciso dove aveva detto: davanti ai bagni, di cui aveva catturato anche tutto l’ineffabile odore. Ho pensato che, in fondo, eravamo pur sempre in un mercato e quindi c’era poco da fare la schizzinosa: se volevo arrivare alla porta dell’ultimo paradiso gastronomico fiorentino potevo pur sopportare un po’ di maleodoranze. E mia figlia con me. Ho pigiato il pulsante, la porta si è aperta (che fortuna, questa si apre subito!), ho spinto dentro il passeggino, ho premuto il bottone del primo piano, la porta si è richiusa e l’ascensore è rimasto al piano. E la porta è rimasta chiusa. Ho pigiato di nuovo il pulsante del primo piano e ancora porta chiusa e ascensore fermo. Ho aspettato due interminabili minuti – non sono claustrofobica, almeno non tanto, meno male che c’era un vetro e potevo vedere dalla parte del corridoio sennò schiantavo sul posto –  e ho pigiato di nuovo il pulsante del primo piano. Niente di niente. Allora ho provato con quello dell’apriporta. Nulla. Magari se scendo nel sottosuolo e risalgo? Click. Ancora nulla. L’ascensore sembrava uno dei megaliti di Stonehenge. Il panico ha vinto e mi sono attaccata al campanello dell’allarme. Che ha suonato e suonato e suonato, ma non è arrivato nessuno. Ho picchiato sul vetro con vista corridoio, sbracciandomi verso chi passava con le borse della spesa e anche verso quelli senza. Sembravo invisibile. O forse lo ero. La mia piccina mi guardava, perplessa.

    A questo punto mi sono arresa e ho pigiato il pulsante dell’assistenza, quello con su scritte le istruzioni del tipo state calmi, fate quello che vi viene detto, portate pazienza se siete chiusi in un ascensore puzzolente, buio come una notte senza luna, con vostra figlia di 18 mesi che vi guarda e tace e sta per piangere. Ancora non si vedono le lacrime, ma si vede che sta per piangere. Nelle istruzioni c’ era  scritto “tenere premuto per 10 secondi” e così ho fatto. E dopo dieci secondi ho sentito la voce dell’angelo-salvatore “Dica dica che è successo? E come si chiama? E dove è? E che le serve?” . A volte gli angeli-salvatori fanno domande inutili. Comunque ho risposto a tutto e l’angelo-salvatore mi ha detto “Il suo numero di cellulare, prego” Per farci cosa col mio numero di cellulare? Mi invita a cena quando mi ha salvato?  Allora ho risposto: “Guardi, io voglio che qualcuno mi tiri fuori di qui, sono con mia figlia piccola e non credo le serva il numero del mio cellulare” “Mi serve, così lo comunico al tecnico delle riparazioni e lui la chiama e l’aiuta ad uscire” .  A quel punto volevo dire all’angelo-salvatore “Scusa angelo, ma io sono chiusa da non so quanti puzzolenti minuti in questo ascensore con la mia piccina che ora non ha voglia di piangere ma piange proprio e manca l’aria a tutte e due e invece di dirmi che qualcuno sta arrivando ad aprire questa porta tu mi dici che darai il mio cellulare al tecnico delle riparazioni e lui per telefono mi aiuterà ad uscire?!!! E se io non ce l’ho il cellulare che succede? Mi lasci qui? E se il cellulare è senza batteria che si fa? E se il tecnico ha il cellulare spento perché è a giro per i fatti suoi? Caro angelo, tu non sei un salvatore, tu sei un parente stretto di Lucifero e spero tu lo raggiunga presto nel suo regno”. Per fortuna, prima che potessi dire all’angelo-salvatore tutto questo è caduta la linea, io ho pigiato tutti insieme i bottoni della pulsantiera dell’ascensore, ho pregato l’angelo protettore dei bambini e paf! LA PORTA SI E’ APERTA. Sono schizzata fuori dall’ascensore veloce come una palla da flipper e me ne sono andata. Il nuovo paradiso fiorentino dell’agroalimentare può attendere.