una cuoca pericolosa

Cibo e idee per tempi da lupi (e non solo)


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Uno “spagnolo” sulle Alpi

IL NOME don Pedro forse non è spagnolo, ma suona tanto come un appellativo in voga a Siviglia e quindi se non lo è pazienza, ma anche le apparenze hanno un motivo di esistere e qualcosa da dire. Il nome “Don Pedro” è quello di un ristorante che si trova a Comano Terme, comune nel cuore del Trentino, a metà strada fra Riva del Garda e Madonna di Campiglio. Un posto conosciuto in Europa per le proprietà delle sue acque termali, ideali per chi ha problemi dermatologici o alle vie respiratorie. A dispetto del nome, da “Don Pedro” non solo si mangia italiano, ma oserei la definizione di cucina tipica del territorio. A cominciare dalla pizza, che è gustosa in tutte le versioni e sorprende in quella in stile Trentino: con fettine di mela e il blu, un formaggio tipico che somiglia vagamente al britannico Blue Stilton, a esaltare un insieme insolito, e intrigante, di sapori di montagna.

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Ho avuto la fortuna di mangiare più volte al “Don Pedro” e credo che la sorpresa più sorpresa – in senso positivo – siano state le fettuccine al miele. L’occasione l’ha fornita il week-end dedicato alle degustazioni e alla conoscenza del miele prodotto nella valle, una festa alla quale i ristoranti hanno aderito presentando ognuno una specialità ispirata al miele, appunto. Lo chef del “Don Pedro” è stato forse quello che ha osato più di tutti, abbinando questo eccezionale prodotto con l’impensabile: la pasta. Il risultato, per quanto davvero particolare, mi ha piacevolmente sorpresa perché, sebbene richieda un palato avventuroso per farsi scegliere, alla fine soddisfa pienamente. Le fettuccine erano di pasta fresca con salvia tritata e aggiunta all’impasto a dare un tono in più all’insieme creato dal condimento in cui comparivano in percentuali a me sconosciute di formaggio Verzia, una specie di Asiago ma più stagionato,polvere di timo, pane tostato e miele. Insolite e delicatamente deliziose. Servite in un’abbondante porzione su un’alzata in vetro e accompagnate da una birra  scura dal retrogusto leggermente amaro mi hanno regalato 15 minuti di serena felicità.

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Tutti a Taste! Tutti a Taste!

SO GIA che sará dura, ma devo devo devo trovare il tempo per andare a Taste, forse la piú sfiziosa manifestazione, mostra, mercato dell’agroalimentare d’eccellenza che si tiene in Italia. Per certo, in Toscana, e che si svolge da sabato 8 marzo a lunedí 10 alla Stazione Leopolda di Firenze. Oltre alla possibilitá di conoscere e gustare i prodotti di oltre 300 aziende, a Taste é possibile avere il polso di cosa succede nel meraviglioso e controverso mondo dell’enogastronomia grazie ai dibattiti, talk show e cooking show organizzati nel corso della manifestazione che é curata da Pitti Immagine e ha in Davide Paolini il suo “art director”. Personalmente mi sono giá prenotata per il dibattito su cosa significa e costa al nostro Paese il danno economico prodotto dall’italian sounding che  viene usato all’estero per vendere come italiani prodotti che non lo sono affatto. A parlare di questo argomento dovrebbe esserci, fra gli altri, anche Oscar Farinetti, il patron di Eataly, la migliore scommessa fatta sull’Italia di qualitá degli ultimi dieci anni.

Dunque, per chi volesse partecipare a Taste (il meteo fra l’altro dice che ci sará il sole a Firenze nel fine settimana) tutte le informazioni sono sul sito  di Pitti Immagine

Eventi Enogastronomici Taste e FuoriDiTaste – Pitti Immagine


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Salami e salumi, passione mia!

VI RICORDATE il film “Chocolat”, quando il “perfido” sindaco finisce per cedere al suo amore per la cioccolata e si addormenta nella vetrina del negozio dopo averne mangiata una quantitá industriale? Bene, io potrei farlo col banco dei salumi. Prosciutto dolce e salato, mortadella con e senza pistacchi, salame toscano, milanese, ungherese pure guatemalteco se esiste sono tutti ugualmente irresistibili. Se poi penso a finocchiona, soprassata, Lardo di colonnata, culatello di Zibello, lonzino, prosciutto di cinta senese, ‘nduia calabrese, i bastioni della mia resistenza al consumo eccessivo vacillano in modo preoccupante. Ecco perché la notizia che L’Espresso ha mandato in libreria una guida ai salumi italiani così come esistono quelle ai ristoranti, ai vini, all’olio mi ha, moderatamente, entusiasmato. Sí, lo so, l’entusiasmo moderato è una contraddizione in termini, ma alla felicitá di scoprire dove sono i migliori produttori vicino a casa mia che ancora non conosco, si é subito contrapposta la legittima preoccupazione di quante centinaia di chilometri in bicicletta e tapis roulant mi costerá questa nuova fonte di golose informazioni. 🙂