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  • Zuppa di miso a modo mio

    CONTINUA LA MIA fascinazione per le alghe alimentari e visto che quella di miso è uno delle mie zuppe preferite, ho provato a cimentarmi in questo classico della cucina giapponese dove si usa anche l’alga kombu. Il risultato non giudicatelo dalla foto, perché non rende giustizia né al mio “operato” né al piatto in sé, che è pieno di sapore, ma leggero. Un gusto delicato e intenso allo stesso tempo, ideale per tutti i palati, non solo per vegetariani e vegani, anche perché i giapponesi lo consumano da secoli e certo non seguono tutti una dieta “meat free”. Ci sono molte versioni di questo piatto tipico e io ne ho elaborata una estremamente semplice e personale, dove non metto altro che alga kombu, appunto, e pezzetti di tofu oltre al miso, ma uso un buon brodo di pesce come base. Non è obbligatorio, ma a me piace di più rispetto all’uso del dashi, il brodo di base della cucina giapponese fatto con pezzetti di pesce essiccato. Tornando alla zuppa di miso, mi va di aggiungere che anche se si va verso la stagione calda e qualcuno può inorridire al pensiero di un brodo a pranzo o a cena, è buona pure in estate. E’ leggera e gustosa, nutriente senza essere pesante, “invernale” o fuori stagione. Insomma, da provare. Magari anche solo per dire “Mai più e mai poi”.

    INGREDIENTI

    1 foglio di alga kombu

    750 ml di brodo di pesce

    50-100 grammi di tofu fresco

    miso rosso, secondo preferenza

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    SU COME PREPARARE il brodo di pesce la scelta è assolutamente libera, io aggiungo sempre un paio di cicale di mare quando le trovo perché, secondo me, fanno la differenza. Una volta fatto e filtrato il brodo di pesce, l’ho rimesso sul fuoco e ho aggiunto il tofu tagliato a dadini facendolo scaldare piano piano (se si scalda troppo in fretta brucia senza cuocere) quindi ho messo l’alga e l’ho lasciata ammorbidire. Infine, a cottura ultimata, ho stemperato una cucchiaiata abbondante di miso rosso in un po’ di brodo caldo e l’ho aggiunta alla zuppa. L’aspetto lo so, non è invitante, ma il sapore è proprio l’opposto! Volendo, si possono aggiungere carote e cipollotti tipo il daikon tritati finemente e saltati in poco olio di arachidi alla zuppa di miso, per darle maggiore consistenza e farne un piatto più ricco e completo. Un accorgimento: il miso è piuttosto salato, quindi bisogna avere la mano molto leggera nel preparare il brodo di pesce. O evitare del tutto di salarlo.

  • Al mercato di San Lorenzo non prendete l’ascensore

    LO CONFESSO, dopo aver letto i bellissimi articoli di amici e colleghi, Giuseppe Calabrese su tutti, dedicati al rinnovato primo piano del Mercato centrale di San Lorenzo a Firenze e aver visto decine di fotografie sulla struttura che oggi accoglie una scuola di cucina, venti negozi selezionati di eccellenze agroalimentari made in Toscana, un ristorante e via meravigliando, morivo dalla voglia di ammirare, e gustare, di persona tutto quanto. Così qualche giorno fa, approfittando di un giorno di ferie e della splendida giornata di sole, ho preso la mia piccolina, l’ho messa nel passeggino e sono andata al mercato centrale a San Lorenzo. Destinazione: il nuovo primo piano. Dopo un giro a terreno – uno spazio che conosco benissimo, ma i colori e i profumi del mercato per me sono irresistibili – mi sono messa a cercare il modo per raggiungere l’oggetto dei miei desideri. Scale e scale mobili sono al centro della struttura e sono facilissime da trovare. Ma col passeggino sono impraticabili, anche perché, ovviamente, non c’è un posto dove lasciarlo per proseguire con la pargola (oltre dieci chili!) in braccio. Cerca cerca, ho trovato un ascensore vicino all’ingresso principale, ho pigiato il pulsante salita e… non è successo nulla. Quando ha visto che pigiavo per la terza volta, un giovane commerciante dall’accento straniero e dallo sguardo compassionevole mi ha detto: “Le porte non si aprono perché l’ascensore non funziona. Da tanto. Ce n’è un altro dalla parte opposta, in fondo al corridoio centrale, sulla destra”. Ho ringraziato e seguito le indicazioni. L’ascensore era preciso preciso dove aveva detto: davanti ai bagni, di cui aveva catturato anche tutto l’ineffabile odore. Ho pensato che, in fondo, eravamo pur sempre in un mercato e quindi c’era poco da fare la schizzinosa: se volevo arrivare alla porta dell’ultimo paradiso gastronomico fiorentino potevo pur sopportare un po’ di maleodoranze. E mia figlia con me. Ho pigiato il pulsante, la porta si è aperta (che fortuna, questa si apre subito!), ho spinto dentro il passeggino, ho premuto il bottone del primo piano, la porta si è richiusa e l’ascensore è rimasto al piano. E la porta è rimasta chiusa. Ho pigiato di nuovo il pulsante del primo piano e ancora porta chiusa e ascensore fermo. Ho aspettato due interminabili minuti – non sono claustrofobica, almeno non tanto, meno male che c’era un vetro e potevo vedere dalla parte del corridoio sennò schiantavo sul posto –  e ho pigiato di nuovo il pulsante del primo piano. Niente di niente. Allora ho provato con quello dell’apriporta. Nulla. Magari se scendo nel sottosuolo e risalgo? Click. Ancora nulla. L’ascensore sembrava uno dei megaliti di Stonehenge. Il panico ha vinto e mi sono attaccata al campanello dell’allarme. Che ha suonato e suonato e suonato, ma non è arrivato nessuno. Ho picchiato sul vetro con vista corridoio, sbracciandomi verso chi passava con le borse della spesa e anche verso quelli senza. Sembravo invisibile. O forse lo ero. La mia piccina mi guardava, perplessa.

    A questo punto mi sono arresa e ho pigiato il pulsante dell’assistenza, quello con su scritte le istruzioni del tipo state calmi, fate quello che vi viene detto, portate pazienza se siete chiusi in un ascensore puzzolente, buio come una notte senza luna, con vostra figlia di 18 mesi che vi guarda e tace e sta per piangere. Ancora non si vedono le lacrime, ma si vede che sta per piangere. Nelle istruzioni c’ era  scritto “tenere premuto per 10 secondi” e così ho fatto. E dopo dieci secondi ho sentito la voce dell’angelo-salvatore “Dica dica che è successo? E come si chiama? E dove è? E che le serve?” . A volte gli angeli-salvatori fanno domande inutili. Comunque ho risposto a tutto e l’angelo-salvatore mi ha detto “Il suo numero di cellulare, prego” Per farci cosa col mio numero di cellulare? Mi invita a cena quando mi ha salvato?  Allora ho risposto: “Guardi, io voglio che qualcuno mi tiri fuori di qui, sono con mia figlia piccola e non credo le serva il numero del mio cellulare” “Mi serve, così lo comunico al tecnico delle riparazioni e lui la chiama e l’aiuta ad uscire” .  A quel punto volevo dire all’angelo-salvatore “Scusa angelo, ma io sono chiusa da non so quanti puzzolenti minuti in questo ascensore con la mia piccina che ora non ha voglia di piangere ma piange proprio e manca l’aria a tutte e due e invece di dirmi che qualcuno sta arrivando ad aprire questa porta tu mi dici che darai il mio cellulare al tecnico delle riparazioni e lui per telefono mi aiuterà ad uscire?!!! E se io non ce l’ho il cellulare che succede? Mi lasci qui? E se il cellulare è senza batteria che si fa? E se il tecnico ha il cellulare spento perché è a giro per i fatti suoi? Caro angelo, tu non sei un salvatore, tu sei un parente stretto di Lucifero e spero tu lo raggiunga presto nel suo regno”. Per fortuna, prima che potessi dire all’angelo-salvatore tutto questo è caduta la linea, io ho pigiato tutti insieme i bottoni della pulsantiera dell’ascensore, ho pregato l’angelo protettore dei bambini e paf! LA PORTA SI E’ APERTA. Sono schizzata fuori dall’ascensore veloce come una palla da flipper e me ne sono andata. Il nuovo paradiso fiorentino dell’agroalimentare può attendere.

  • Have a TED Talk in you? Apply to speak at TED@NYC

    I TED TALKS sono una delle cose che apprezzo di più della rete e l’idea di poter andare a New York a tenere una short version di Ted era troppo forte per tenerla solo per me. Quindi, ENJOY AND TRY TED 🙂

  • Finalmente un Parco del Gelato

    LA VERA DOMANDA E’: perché nessuno lo aveva realizzato prima? Il primo, e finora credo unico, Parco del Gelato in Italia è stato allestito, seppure solo per quattro giorni, a Firenze, nel giardino del Palazzo dei Congressi e c’é ancora tempo per visitarlo. L’orario per perdersi (non letteralmente!) nel gelato artigianale e non solo è dalle 12 alle 24 oggi e domani e dalle 12 alle 20 domenica e l’occasione è davvero troppo ghiotta per andare sprecata. Oltre a poter mangiare gelato di tutti i gusti e in quantità illimitata, il Festival fiorentino propone anche workshop e lezioni creative tenute da maestri gelatieri come Angelo Grasso, Vetulio Bondi, Alessandro Malotti, Ciro Cammilli e altri “luminari” del dolce preferito da metà (e forse più) della popolazione mondiale. Una sezione che mi incuriosisce più delle altre e che andrò sicuramente a provare è quella intitolata “Gelato Cocktail”: un drink-gelato che offre le suggestioni di cocktail famosi con varianti al fiordilatte o alla crema alla vaniglia. Il successo del 2013 è stato il Mojito, con gelato fiordilatte, rum bianco e sciroppo di lime e di menta, mentre quest’anno gli organizzatori puntano molto sul Tahiti Blossom, gelato alla vaniglia, sciroppo al passion fruit e rum bianco. E’ vero che oggi piove e domani pare che il tempo sarà brutto, ma domenica il meteo promette sole e caldo primaverili e un Thaiti Blossom sembra l’ideale per festeggiare la dolce pigrizia della domenica pomeriggio…

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  • Hummus con erba cipollina e olio evo

    PER PASQUA ho deciso di fare un antipasto poco tradizionale per l’Italia e caro al Medio Oriente: l’hummus, una salsa a base di ceci e pasta di sesamo che si mangia con pane non lievitato (pita bread) simile alle nostre piadine, ma che va benissimo anche accompagnata con verdure crude tagliate a fiammifero tipo carote o gambi di sedano o ancora con le foglie di insalata belga. Se avete, o amate, le chips di granturco potete usare anche quelle, perché la loro consistenza croccante si sposa bene con la cremosità dell’hummus.
    Per la versione pasquale ho deciso di guarnirlo con una glassa di olio extravergine di oliva ed erba cipollina. Ed era squisito. Un unico accorgimento: i ceci lessati vanno frullati bene, fino a ottenere una vellutata senza granuli, quindi i legumi vanno fatti cuocere fino a farli diventare molto morbidi, altrimenti restano un po’ granulosi e sciupano l’effetto in bocca.

    INGREDIENTI

    250 grammi di ceci secchi
    1 spicchio di aglio
    Sale e pepe q.b.
    Oli evo q.b.
    Pasta Thaini
    Una spolverata di erba cipollina

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    LA PREPARAZIONE dell’hummus teoricamente è molto semplice, la difficoltà, secondo me, sta nel riuscire a dosare con armonia la quantità di Thaini che si aggiunge alla vellutata di ceci. Una variante che, fra l’altro, è regolata dal gusto personale e quindi diventa difficile da codificare in un’indicazione precisa tipo due cucchiai, 30 grammi e via elencando. Io assaggio e decido sul momento, a seconda dell’intensità che desidero dare all’hummus. La pasta di sesamo (il Thaini) è molto “calda”, somiglia vagamente al burro di arachidi per corpo e avvolgenza quindi serve dare un guizzo, un pizzico di mordente all’insieme, altrimenti si rischia di appiattirlo. Io metto pepe e un’idea di peperoncino, anche se il peperoncino non è molto ortodosso rispetto alla ricetta originale. A volte, aggiungo anche una cucchiaiata di yogourt intero se lo voglio “ingentilire”, ma in questo caso non metto succo di limone alla fine. Comunque, ho lessato i ceci in acqua poco salata dopo averli tenuti a bagno per una giornata e poi li ho frullati con poca acqua di cottura fino a ridurli in crema. Ho aggiunto tre cucchiai abbondanti di Thaini e ho mescolato bene, quindi ho schiacciato lo spicchio di aglio e l’ho unito alla crema insieme a due cucchiai di olio evo, una macinata di pepe fresco e un pizzico di peperoncino oltre a qualche goccia di succo di limone. Ho fatto riposare in frigo per un paio d’ore e poi ho guarnito con l’olio evo e l’erba cipollina. Quindi via in tavola insieme a un vassoio con carote, gambi di sedano, chips di granturco e cracker al riso e farro.