una cuoca pericolosa

Cibo e idee per tempi da lupi (e non solo)


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Uno “spagnolo” sulle Alpi

IL NOME don Pedro forse non è spagnolo, ma suona tanto come un appellativo in voga a Siviglia e quindi se non lo è pazienza, ma anche le apparenze hanno un motivo di esistere e qualcosa da dire. Il nome “Don Pedro” è quello di un ristorante che si trova a Comano Terme, comune nel cuore del Trentino, a metà strada fra Riva del Garda e Madonna di Campiglio. Un posto conosciuto in Europa per le proprietà delle sue acque termali, ideali per chi ha problemi dermatologici o alle vie respiratorie. A dispetto del nome, da “Don Pedro” non solo si mangia italiano, ma oserei la definizione di cucina tipica del territorio. A cominciare dalla pizza, che è gustosa in tutte le versioni e sorprende in quella in stile Trentino: con fettine di mela e il blu, un formaggio tipico che somiglia vagamente al britannico Blue Stilton, a esaltare un insieme insolito, e intrigante, di sapori di montagna.

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Ho avuto la fortuna di mangiare più volte al “Don Pedro” e credo che la sorpresa più sorpresa – in senso positivo – siano state le fettuccine al miele. L’occasione l’ha fornita il week-end dedicato alle degustazioni e alla conoscenza del miele prodotto nella valle, una festa alla quale i ristoranti hanno aderito presentando ognuno una specialità ispirata al miele, appunto. Lo chef del “Don Pedro” è stato forse quello che ha osato più di tutti, abbinando questo eccezionale prodotto con l’impensabile: la pasta. Il risultato, per quanto davvero particolare, mi ha piacevolmente sorpresa perché, sebbene richieda un palato avventuroso per farsi scegliere, alla fine soddisfa pienamente. Le fettuccine erano di pasta fresca con salvia tritata e aggiunta all’impasto a dare un tono in più all’insieme creato dal condimento in cui comparivano in percentuali a me sconosciute di formaggio Verzia, una specie di Asiago ma più stagionato,polvere di timo, pane tostato e miele. Insolite e delicatamente deliziose. Servite in un’abbondante porzione su un’alzata in vetro e accompagnate da una birra  scura dal retrogusto leggermente amaro mi hanno regalato 15 minuti di serena felicità.

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