una cuoca pericolosa

Cibo e idee per tempi da lupi (e non solo)


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Salami e salumi, passione mia!

VI RICORDATE il film “Chocolat”, quando il “perfido” sindaco finisce per cedere al suo amore per la cioccolata e si addormenta nella vetrina del negozio dopo averne mangiata una quantitá industriale? Bene, io potrei farlo col banco dei salumi. Prosciutto dolce e salato, mortadella con e senza pistacchi, salame toscano, milanese, ungherese pure guatemalteco se esiste sono tutti ugualmente irresistibili. Se poi penso a finocchiona, soprassata, Lardo di colonnata, culatello di Zibello, lonzino, prosciutto di cinta senese, ‘nduia calabrese, i bastioni della mia resistenza al consumo eccessivo vacillano in modo preoccupante. Ecco perché la notizia che L’Espresso ha mandato in libreria una guida ai salumi italiani così come esistono quelle ai ristoranti, ai vini, all’olio mi ha, moderatamente, entusiasmato. Sí, lo so, l’entusiasmo moderato è una contraddizione in termini, ma alla felicitá di scoprire dove sono i migliori produttori vicino a casa mia che ancora non conosco, si é subito contrapposta la legittima preoccupazione di quante centinaia di chilometri in bicicletta e tapis roulant mi costerá questa nuova fonte di golose informazioni. 🙂


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Il profumo della vaniglia non si puó fotografare

UN’ AMICA mi ha portato dal Madagascar un baccello di vaniglia, conosciuta per essere la piú pregiata al mondo.  E non a torto. Il suo profumo è inebriante, intenso, dolce ma non stucchevole. Unico. Volevo rendere  giustizia a questo portento con un dessert adeguato, magari preparando il piú strabiliante della mia carriera di cuoca pericolosa, ma poi mi sono resa conto che il miglior modo per esaltare il mio baccello era lavorare la vaniglia in una crema e trasformare la crema in un dessert. Quindi ho fatto la panna cotta e per stemperare questo trionfo di dolcezza l’ho accompagnata con una salsa di kiwi. Per questa volta, non ho usato una ricetta blasonata, ma la mia.

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La sorpresa quando uso la vaniglia è sempre la stessa: i semini, che associo al colore bianco e invece sono neri come l’inchiostro.  Mah! Comunque, tornando alla panna cotta, ecco come è andata.

INGREDIENTI

1 baccello di vaniglia del Madagascar

250 ml di panna fesca

1 foglio di gelatina

zucchero secondo i gusti

PER LA SALSA AL KIWI

3 kiwi maturi ma sodi

2 cucchiai rasi di zucchero di canna

Ho zuccherato la panna e l’ho messa in una pentolina dal fondo spesso facendola riscaldare a fuoco medio insiema al baccello di vaniglia, quando è diventata calda, ma senza farla bollire, ho aggiunto il foglio di gelatina che avevo precedentemente ammollato in acqua fredda e ho fatto cuocere finchè sul mestolo di legno non si formava il classico solco passandoci un cucchiaino. A quel punto ho spento, ho tolto il baccello di vaniglia e ho lasciato raffreddare cinque minuti prima di versare la panna negli stampini e, dopo un altro quarto d’ora, mettere gli stampini in frigo. Dieci minuti prima di servire, ho preparato una salsa frullando i kiwi sbucciati e tagliati a fettine insieme allo zucchero di canna e l’ho usata per nappare  le porzioni di panna cotta.

Il profumo della vaniglia non si puó fotografare, ma è un vero peccato 🙂


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Un falso allarme per la salute, una vera ipocrisia protezionistica

DEDICATO al responsabile dell’establishment britannico che ha deciso di mettere un bollino di allerta sui prodotti alimentari italiani (ma anche spagnoli e francesi) perché fanno male alla salute in quanto ipercalorici. A quando il bollino viola, nero o di qualsiasi altro colore su whiskey scozzese e birra locale per segnalare ai sudditi di sua maestá che gli alcolici prodotti in zona fanno MOLTO MALE alla dieta visto che anche l’alcol è pieno di calorie? E magari ricordare che creano dipendenze spesso dai risvolti tragici? Infine, non mi pare che qualcuno abbia mai avuto bisogno di frequentare le sedute dei PARMIGIANISTI ANONIMI per poter sopravvivere alla voglia di mangiare Parmigiano, né abbia ucciso guidando l’auto in stato di “untezza” per l’eccessivo consumo di olio extravergine di oliva. I miei ricordi di teorie economiche probabilmente sono appannati, ma i teorici del libero mercato non erano nati in Gran Bretagna?


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Dirsi addio con dolcezza: pesche caramellate al forno

PER L’ULTIMO giorno di settembre, per giunta un lunedí, mi sono di nuovo ispirata al libro di Mary McCartney , “Food” , e ho scelto qualcosa di molto dolce ma non stucchevole per dire addio all’estate : le pesche caramellate. A pasta gialla se ne trovano ancora, anche se la figlia di Sir Paul giustamente suggerisce di prepararle quando sono al top della stagione, quindi piú dolci e profumate, ma pure le pesche settembrine sono andate benone.

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INGREDIENTI

6 pesche mature

40 grammi di burrro

12 cucchiai di sciroppo di acero

Qualche rametto di timo fresco

Gelato alla vaniglia o alla crema secondo golositá

SEGUENDO la ricetta di Mary McCartney, ho preso le pesche, le ho lavate, aperte a metá e snocciolate, quindi le ho messe sulla placca da forno foderata con l’apposita carta e le ho cosparse con una cucchiaiata di sciroppo di acero, un fiocco di burro e qualche fogliolina di timo fresco. Poi in forno preriscaldato a 180 gradi per quaranta minuti.

Le abbiamo mangiate insieme a un delizioso gelato alla crema, ma erano squisite anche da sole.